
Uno era Garbin. I servizi sociali avevano cercato più volte di trovargli una sistemazione in casa protetta, ma Garbin viveva bene in ospedale. Non appena veniva dimesso dal reparto usciva, sceglieva una delle strade che fiancheggiavano il Maggiore, si sdraiava in mezzo alla carreggiata e aspettava di essere soccorso. Via Abbevveratoia, viale Osacca, via Gramsci erano vie molto frequentate e in poco tempo Garbin era di nuovo ricoverato.
I medici ormai lo conoscevano e per evitare che facesse troppa confusione in reparto, dato che ormai considerava le corsie come fossero casa sua, scrivevano una lettera di dimissioni “preventiva” pronta per essere siglata anche nel cuore della notte. Una sera d’inverno, dopo l’ennesima dimissione, Garbin si era sdraiato in una laterale di via Gramaci, ma il fato aveva fatto si che nessuno passasse lungo la via per più di 1 ora. Raccolto da un passante, ormai semi assiderato, era arrivato quasi trionfante in pronto soccorso. Aveva finalmente un motivo valido per restare ricoverato a tutti gli effetti come paziente.
Tratto da “Repertorio dei matti della città di Parma” a cura di Paolo Nori (2016)